Bambini a Messa: come sopravvivere

È domenica, sei in chiesa, vorresti seguire la Messa, ma hai il figlio appresso. Breve storia triste.

Cara mamma, siamo tutte con te, ti capiamo bene! Vogliamo quindi darti qualche consiglio che possa coniugare l’imprescindibile rispetto dovuto al luogo sacro con il dover intrattenere (nella maniera più composta e silenziosa possibile) i bambini per loro natura rumorosi.

Si tratta di un argomento scottante, in cui si incontrano le posizioni più disparate: dai “liberali” che lasciano pascolare i fanciulli col motto “lasciate che i piccoli vengano a me”, ai più severi che vorrebbero espellere ogni creatura che osi produrre suoni molesti. Lungi da noi prendere qualsiasi di queste posizioni estreme; quando si parla di bambini occorre essere realisti e comprendere i vari casi, cercando di comportarsi, per quanto possibile, nel modo più conveniente al contesto in cui ci si trova.

Partiamo dai bambini in fasce, per i quali è chiaramente impossibile richiedere compostezza. Spetterà agli altri adulti presenti sopportare eventuali pianti, magari offrendo il fastidio provato come sacrificio a Dio. Per cercare di calmare i neonati si può ricorrere ad alcuni trucchi, come il portarli in fascia (o equivalente), o allattarli. La questione allattamento al seno richiederà un articolo a sé, ma se fatto con discrezione (scegliendo la posizione ed eventuali indumenti appositi) a nostro parere è fattibile e moralmente lecito. D’altronde… si tratta di nutrire o calmare un bambino urlante, meglio quindi che lasciarlo piangere!

I bambini più grandicelli, ma ancora non bipedi semoventi sono effettivamente quelli da sopportare più pazientemente: cominciano infatti a parlottare e a muoversi un pochino, ma sono spesso insofferenti al silenzio e all’immobilità. Sì può quindi cercare di tenerli occupati con attività inerenti: santini, un rosario per bambini, messalini illustrati, quiet book di stoffa… Sempre però cercando di mostrare loro i momenti più importanti, quelli in cui i “grandi” sono particolarmente concentrati e attenti.

I bambini imparano tutto dal nostro esempio: vederci in ginocchio, in silenzio, in preghiera rimarrà loro impresso. Se proprio sentono il bisogno di uscire, uno dei due genitori, a turno, può intrattenerlo fuori durante l’omelia, non essendo questa una parte obbligatoria della Messa. La defenestrazione è l’opzione da seguire anche in caso di crisi di pianto non risolvibili con uno spuntino.

Quando i bambini saranno più cresciuti, si può pensare, se possibile, di lasciarli a parenti o amici per riuscire a seguire la Messa senza distrazioni. Può sembrare una scelta egoistica, ma le madri fra noi sanno bene quanto sia frustrante seguire per anni la Messa a spizzichi e bocconi, con la concentrazione di un toporagno a causa di piccoli insofferenti alle restrizioni. I bambini non hanno infatti l’obbligo di partecipazione fino all’età di ragione, quindi circa fino ai 6/7 anni, quando cominciano a prepararsi alla prima comunione. È vero che è bene sicuramente abituarli a stare in chiesa fermi e seduti, ma una Messa in santa pace ogni tanto ci vuole.

Dai 3 anni in su è comunque ormai ora di instaurare una serie di regole base per mantenere la situazione più ordinata possibile: non ci si aggira per la chiesa, non si corre, non ci si arrampica sui banchi, non si urla e in generale non si parla ad alta voce. Sono regole difficili per un bambino, ma la costanza è fondamentale per far passare il concetto che ci si trova in un luogo speciale, diverso dal frastuono della quotidianità, diverso dalla libertà del parco, dalla comodità di casa. Sarà un compito meno arduo per i genitori dei bambini mansueti (esistono, ne conosco alcuni ma ahimè… non sono miei), mentre per i più pestiferi sarà necessario ricorrere a tecniche tra le più varie per ottenere una parvenza di civiltà. Anche in questo caso attività silenziose per renderli partecipi (quali colorare schede a tema, fare piccole letture inerenti), consolazioni fisiche (tenerli in braccio “contenendoli” quando possibile), o anche piccole responsabilità (dare loro lo spicciolo della questua, far loro accendere le candele di fronte alle immagini) aiuteranno a porre la loro concentrazione sui riti.

Intorno ai 4/6 anni si può anche pensare di radunare i fanciulli sotto la supervisione di un adulto (magari una suora) che provveda alcune attività da fare, anche se c’è un po’ il rischio di trasformare la chiesa in un asilo e la Messa in una festicciola. In alcune parrocchie infatti l’area bimbi (spesso la sagrestia) diventa una sala giochi così rumorosa che la celebrazione non è che un’eco di sottofondo. Quindi sì a piccole attività, ma sempre nel rispetto del luogo e del momento.

Una volta giunti all’età scolare, l’asticella ovviamente si alza. La loro maturità è sufficiente per comprendere l’importanza del decoro. I maschietti magari cominciano anche a servire Messa, e questo è un grande aiuto per renderli devoti e responsabili. Un’idea può esser quella di fare occupare ai bambini le panche davanti, per evitare distrazioni e chiacchiericci.

In sostanza, occorre comprendere i limiti insiti nell’età dei nostri pargoletti, munirsi di pazienza ove non possiamo fare nulla… ma nel frattempo porre piccole regole che educhino con costanza i fanciulli alla compostezza e riverenza dovuta a Nostro Signore.

Trovate sul sito di Monnicraft tre sussidi stampabili su Via crucis , Rosario e Santa Messa. Potrete anche plastificarli o inserirli nelle buste trasparenti dei portalistini e creare così libretti liberamente “pasticciabili” e cancellabili.

Pubblicato da Monica Gibertoni

Mi chiamo Monica, ho 30 anni e vivo con mio marito e i miei figli vicino a Bologna, in un bellissimo paese di campagna. Sono laureata in chimica, ho studiato e lavorato come ricercatrice all’università viaggiando anche all’estero. In seguito, ho lavorato in un’azienda, ma persi il lavoro a causa della gravidanza. Fare la mamma divenne la mia priorità, quindi rinunciai a un impiego nel campo chimico e decisi di cambiare strada. Sono sempre stata una persona creativa, quindi lasciai semplicemente libero sfogo alla mia creatività e cominciai Monnicraft. Lentamente ma con costanza, questa attività mi permise di rimanere a casa coi miei figli (coi quali faccio homeschooling), e contribuire al bilancio famigliare.

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